6 maggio 2025 | Una ricerca internazionale sul frammento dei “Getica” di Jordanes, il manoscritto più antico conservato dall’Archivio di Stato di Palermo 

Tra i documenti più antichi e preziosi dell’Archivio di Stato di Palermo figura il cosiddetto Codice Basile: sei bifolii sciolti provenienti da Bobbio, databili tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, che tramandano un frammento dei Getica di Jordanes. 

L’eccezionalità del manoscritto risiede nel suo valore storico, paleografico e codicologico: esso costituisce infatti uno dei più antichi testimoni oggi noti dell’opera con cui Jordanes rivolse per la prima volta una specifica attenzione alle origini, alle vicende e alla storia del popolo gotico in Occidente, in particolare degli Ostrogoti. 

Donato all’Istituto dall’erudito Nino Basile nel 1927 e oggi custodito nella Miscellanea Archivistica, Serie II, n. 8, vol., cc. 24, il Codice Basile rappresenta anche il più antico frammento manoscritto posseduto dall’Archivio di Stato di Palermo. 

Il manoscritto è stato di recente oggetto di una specifica attività di studio da parte del dott. Jiří Vnouček, specialista nello studio materiale della pergamena e dei manoscritti antichi presso la Biblioteca Reale di Copenaghen, giunto a Palermo nell’ambito del progetto internazionale INSULAR – Manoscritti insulari al tempo di Carlo Magno

La ricerca, finanziata da ERC/UKRI e coordinata dalla prof.ssa Joanna Story della University of Leicester, indaga la produzione, la circolazione e la materialità dei manoscritti di tradizione scrittoria insulare attraverso un approccio innovativo e interdisciplinare. 

Getica e la nascita della storiografia sui popoli germanici 

I Getica, o De origine actibusque Getarum, occupano un ruolo centrale nella storiografia altomedievale, ponendosi come testo fondamentale per la tradizione storica relativa ai Goti. L’opera di Jordanes costituisce infatti uno dei primi tentativi di ricostruire in forma autonoma le origini, le vicende e la storia del popolo gotico in Occidente. 

In questo quadro, i Getica possono essere utilmente accostati alle grandi narrazioni altomedievali dedicate agli altri popoli dell’Europa post-romana: da Cassiodoro a Isidoro di Siviglia, per Visigoti, Vandali e Svevi, da Gregorio di Tours per i Franchi, al Venerabile Beda per gli Angli, fino a Paolo Diacono per i Longobardi. 

L’importanza del frammento conservato a Palermo fu riconosciuta già nel Novecento. Nel 1929 E. Stahmer diede notizia di un nuovo manoscritto della Getica, rimasto ignoto a Theodor Mommsen e agli editori precedenti dell’opera. Il codice, indicato come cod. N — Panormitanus, Archivio di Stato di Palermo, Codice Basile — è considerato tra i più antichi testimoni della tradizione manoscritta dei Getica, insieme al ms. H, Heidelbergensis 921, anch’esso databile ai secoli VIII-IX, ma appartenente a una diversa famiglia testuale. 

Al frammento palermitano dedicò poi uno studio specifico F. Giunta, con il saggio Il manoscritto delle “Getica” di Jordanes conservato nell’Archivio di Stato di Palermo, pubblicato in Archivio storico siciliano, s. III, I, 1946, pp. 185-195. 

Le analisi e le prospettive di ricerca 

Durante le attività svolte a Palermo, il dott. Vnouček ha effettuato un’accurata analisi visuale del manufatto e ha raccolto dati utili a uno studio integrato della pergamena. Le indagini potranno affiancare alle metodologie consolidate della paleografia, della codicologia e della storia del libro manoscritto le più avanzate tecniche scientifiche applicate ai beni culturali. 

Particolare rilievo assumono, in questa prospettiva, le metodologie riconducibili alla cosiddetta biocodicology, tra cui l’analisi del DNA antico e la paleoproteomica. Il confronto con il database sviluppato dal progetto INSULAR potrà offrire nuovi elementi sulla provenienza, sulla circolazione e sul contesto materiale del frammento, contribuendo a una più ampia comprensione delle reti culturali dell’Europa altomedievale e carolingia. 

La giornata di studio si è svolta in stretto confronto con il personale tecnico-scientifico dell’Istituto, favorendo la condivisione di metodologie avanzate per lo studio e la conservazione della pergamena, anche in vista di ulteriori approfondimenti interdisciplinari. 

Lo studio del frammento dei Getica conferma così il ruolo dell’Archivio di Stato di Palermo come luogo di conservazione, ricerca scientifica e cooperazione internazionale: un patrimonio documentario di eccezionale rilevanza, custodito dall’Istituto e oggi pienamente inserito nei grandi percorsi della ricerca europea. 

Ultima modifica: 22 Maggio 2026